Bologna è…

(alla scoperta dell’Archiginnasio)

Archiginnasio, Bologna

Recandomi a visitarlo munita di una piccola guida da leggere, ho finito per farmi l’idea che l’Archiginnasio è la metafora di un periodo particolare della vita entusiasmante e intensa di Bologna.

Erano anni di crescita e di fermento. Erano gli anni in cui Bologna si preparava a entrare nei secoli come “la rossa, la grassa, la dotta” (… e la turrita, sì!). Ed erano gli anni del Concilio, in pieno XVI secolo, e poiché a Trento correva il pericolo della peste, per un paio d’anni alcune sessioni del Concilio stesso vennero organizzate qui, dove Carlo Borromeo concretizzava l’idea di riunire le sedi universitarie cittadine in un unico polo. Illuminato dall’esigenza di riorganizzazione urbanistica e di ulteriore sviluppo culturale, il Borromeo, insieme a Pier Donato Cesi, affidò all’architetto Antonio Morandi la realizzazione di “nuove scuole” dove sarebbero confluite tutte le discipline studiate: benvenuti all’Archiginnasio!

La facciata dell’Archiginnasio, tutta porticati naturalmente, si contende lo spazio con la fiancata della basilica di San Petronio e con piazza Galvani. I materiali che prevalgono sono cotto e arenaria, voluti dal Morandi che, a quanto pare, deve il soprannome di Terribilia proprio alla scelta di decorare con motruosità antropomorfe e animalesche i mascheroni di alcune finestre dell’edificio.

All’ingresso, superato il piccolo atrio che si apre di fronte all’ampio cortile circondato dai porticati distribuiti su due livelli, ritrovo a destra e a sinistra gli scaloni che conducono al piano superiore dove si trovano ancora le 10 aule e, in fondo, le due aule magne destinate alle due categorie di studenti: gli artisti e i legisti. Il termine “artisti” potrebbe indurre a pensare che in questa categoria rientrassero studenti di materie come la musica e pittura; in realtà, gli artisti dell’Archiginnasio erano studenti di filosofia, scienze, matematica e medicina. I legisti, invece, studiavano il diritto canonico e il diritto civile.

Mi fermo qualche minuto al piano terra sotto il fresco dei porticati ad osservare il cortile, lo stesso che, ogni tanto qualche sera d’estate diventa punto di incontro fra lettori e scrittori. Leggendo scopro che in passato proprio in questo cortile si celebrava, fra gli altri, un evento altrettanto importante: la preparazione della Teriaca, il miracoloso preparato farmaceutico descritto anche nelle ricette della scuola salernitana. Ancora sotto il porticato, gli occhi non riposano e non mi servirà l’immaginazione per sentirmi circondata dall’autorevolezza degli stemmi araldici che decorano le pareti e il soffitto dei porticati e che mi accompagneranno anche lungo le pareti del loggiato del piano superiore. Gli stemmi araldici costituivano una “carta di identità” degli studenti esposta qui volutamente per testimoniare l’importanza e il prestigio dell’università bolognese.

Ancora al piano terra si trova la cappella di Santa Maria dei Bulgari: entrando scopro la vita della Madonna raccontata nei quadri di Bartolomeo Cesi e la Pala dell’Annunciazione del fiammingo Calvaert.

Per passare al piano superiore, dove si trovano le aule, il teatro anatomico e altre meraviglie, devo scegliere fra le scale degli artisti, celebrate con una memoria al medico Venceslao Lazzari, e le scale dei legisti, dedicate al patron Carlo Borromeo. Ne scelgo una a caso, ripromettendomi di scendere con l’altra!

Archiginnasio, Bologna

Lungo il loggiato superiore, stemmi, monumenti e iscrizioni si susseguono alternandosi fra le opere dedicate a grandi personaggi e gli ingressi alle aule, tra le quali primeggia il Teatro Anatomico. Progettato nella prima metà del XVII dal bolognese Levanti, il “teatro” in realtà era una vera e propria aula di anatomia con tanto di cadavere esposto al centro ed esaminato e spiegato dal docente agli studenti che occupavano quelli che, in un teatro, sarebbero appunto i posti del pubblico. Si presenta con la forma un anfiteatro interamente in legno d’abete, governato e sovrastato dall’eloquenza delle statue di importanti medici e anatomisti, sui quali domina l’Anatomia. Continuando lungo il loggiato trovo l’ingresso alla sala dello Stabat Mater, che scopro chiamarsi così, non per coincidenza, ma proprio per ricordare la prima dell’opera di Rossini tenutasi proprio in questa sala nel 1842 e diretta da Donizetti. Last but not least, la Biblioteca. Nata qualche secolo dopo, raccoglie, fra gli altri, i patrimoni cartacei di antiche congregazioni religiosi, e, in linea con la crescita culturale continua che caratterizza la città, continua a rinnovarsi. Oggi è possibile accedere a testi di vario tipo e consultarli proprio all’interno delle straordinarie sale di lettura, che ospitano anche convegni ed eventi vari.

La solennità degli stemmi, i tratti di barocchetto bolognese, le memorie a medici e personaggi illustri, le espressioni dei quadri dei santi e mille altri spunti, mi hanno lasciato con l’interesse e il gusto di guardare l’arte oltre l’immagine o la forma, scoprendone dettagli e storie.

Enjoy!

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